
Questo romanzo segnò il successo della Némirovsky, che aveva appena 29 anni quando lo pubblicò. Racconta pochi giorni degli ultimi mesi di vita di Golder, sufficienti per rendere l'idea di come si è sviluppata la parabola della sua esistenza: fame di soldi, di fama, di trionfo, di ammirazione sociale, in un uomo che si è fatto da sé dal nulla, in mezzo a una vita privata piena di comodità, ma senza amore. Tutti i personaggi -tranne forse due, Hoyos, l'amante di sua moglie, e Tübingen- sono ebrei. Un romanzo di sentimenti forti, con poche sfumature; un racconto duro e secco, violento, dove l'unico che salva il protagonista è l'ho smisurato affetto per la figlia. Fa specie, inoltre, l'assoluta mancanza delle virtù, possiamo dire, "casalinghe": sono tutti e tutte dei grandi egoisti, capricciosi, avari, spietati, sensuali (in questo caso ultimo, tranne Golder). La trama, benché si tratti di una delle prime opere dell'Autrice, sta molto ben impostata (forse c'è qualche sbavatura, in un momento in cui cade un po' l'intresse della narrazione; e nell'uso dell'ellissi). C'è un capitolo un tanto sensuale.
F.M. (2009)